AI e web design · Novembre 2026

Il web design è morto? Ci ho provato con l'IA, dal brief al design system

Un cliente inventato, un brief e l'IA in ogni passaggio: moodboard con ChatGPT, design system con Claude, template HTML con GSAP, Lenis e Three.js. Ti mostro i prompt, i risultati slop, le iterazioni e dove serve ancora il web designer.

Da mesi leggo e sento la stessa frase: il web design è morto, i siti li fa l'IA, lo sviluppatore web non serve più. Chi lo dice magari usa questi strumenti meglio di me. Ma invece di discuterne, ho preferito provare sul campo.

Mi sono inventato un cliente, gli ho fatto scrivere un brief e ho usato l'IA in ogni passaggio: moodboard con ChatGPT, primo design system con Claude Design, template in HTML con Claude Code, pagine interne e infine una pagina di design system con tutti i componenti. Senza passare da Figma.

Ne è uscito "Il rullino": un template per un fotografo dal sapore anni '80 che, per il tempo che ci ho messo, mi ha sorpreso. Ma per arrivarci ho dovuto scartare parecchio "slop" e scrivere un prompt dopo l'altro, come farei con un collaboratore junior. Qui ti mostro tutto: i passaggi, gli screenshot di ogni versione e i feedback che ho dato all'IA, quasi parola per parola.

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Il web design è morto? Ci provo con l'IAGuarda su YouTube

Il brief: un fotografo nostalgico

Il cliente è inventato, e il brief l'ho generato io insieme a ChatGPT: William, fotografo e videomaker freelance, ama catturare momenti spontanei e raccontare storie con immagini dal sapore vintage, colori caldi e luci morbide. Vuole un piccolo sito portfolio dove mostrare i lavori e farsi contattare per i servizi.

Il gusto vintage non è casuale: in questo periodo mi sembra tutto troppo uguale, troppo minimal. Volevo sperimentare qualcosa di più caldo, con qualche filtro WebGL interessante.

Il brief del cliente inventato: fotografo e videomaker freelance con uno stile vintage, colori caldi e luci morbide
Il brief di partenza. Corto, come quelli veri: dice il mood ma non quali pagine servono, né a chi si rivolge il sito.

Le moodboard con ChatGPT

Primo passaggio: tradurre quel "sapore vintage" in immagini. Ho dato il brief a ChatGPT descrivendo il mood anni '80 che avevo in testa, e ne sono uscite tre moodboard.

Solo tre perché oggi uso la versione gratuita. Con ChatGPT Plus, in passato, scavando tra moodboard e mockup ho ottenuto immagini davvero utili come reference. Per l'esperimento bastavano: palette calda, pellicola, polaroid, un tocco di azzurro.

Prima moodboard vintage generata con ChatGPT per il sito del fotografo
Moodboard 1: toni caldi, pellicola, polaroid.
Seconda moodboard vintage generata con ChatGPT
Moodboard 2: stessa palette, più spazio agli elementi grafici. Da qui arriva l'azzurro che più avanti ho dovuto chiedere di recuperare.
Terza moodboard, in chiave analogica, generata con ChatGPT
Moodboard 3: la versione più analogica.
Moodboard generate, non ricercaLe moodboard dell'IA sono ottime per fissare un mood in pochi minuti, ma pescano sempre dagli stessi cliché. In un progetto vero le mescolerei con reference reali raccolte a mano.

Claude Design e il primo design system

Con le tre moodboard sono passato a Claude Design per i primi componenti. Primo ostacolo: Claude non genera immagini, quindi provava a ritagliarle dalle moodboard. Gli ho chiesto di usare Unsplash, che per un template demo va benissimo.

Il primo design system era, onestamente, molto slop: il classico sito fatto con l'IA. Però c'erano delle chicche: uno slider fatto come una pellicola, le polaroid usate come didascalie delle immagini. Idee da tenere.

Prima pagina del PDF con moodboard e design system generati da Claude Design
Il primo design system di Claude Design: generico, ma con lo slider a pellicola e le polaroid come didascalie.

Dal mockup a un vero progetto HTML

Qui ho toccato i limiti degli artifact di Claude Design: per effetti più seri serviva un progetto vero. Ho passato tutto a Claude Code, chiedendo un piccolo progetto HTML con i suoi node modules. La parte più faticosa? Convincere l'IA a non scaricare spazzatura. Il messaggio che gli ho mandato era questo:

«Attenzione ai moduli che scarichi: finché sono Lenis, GSAP, Three.js e WebGL ok, ma non usare moduli strani, non manutenuti o con vulnerabilità.»

Alla fine il progetto ha quattro dipendenze, e basta:

  • GSAP per le animazioni;
  • Lenis per lo smooth scroll;
  • Three.js per i filtri WebGL: grana, alone della pellicola, passaggio da negativo a positivo;
  • Vite solo in sviluppo, per il server locale e la build.

Tutto il resto (la curvatura della pellicola, la fisica delle polaroid, gli shader) Claude l'ha scritto a mano in GLSL e JavaScript, senza librerie in più. Risultato: zero vulnerabilità all'installazione e un progetto che capisco dall'inizio alla fine.

Decidi tu le dipendenzeSe lasci fare, l'IA installa una libreria per ogni effetto. Dagli una lista chiusa di pacchetti fin dal primo prompt e chiedi che ti domandi il permesso prima di aggiungerne altri.

Primo risultato: una prova di muscoli

Il primo risultato aveva tutti i tic dei siti generati: un nome gigante in corsivo, il cursore che si muove da solo, gli occhielli con il numero davanti, troppo WebGL e troppe informazioni. Lo slider a pellicola restava un'intuizione carina, ma eravamo lontani dalle moodboard.

Primo risultato: hero scura con il nome William in corsivo gigante e una macchia di luce WebGL
La prima hero: tanto effetto, nessuna call to action, nessun indizio su cosa faccia il fotografo.
Sezione "Tira fuori i ricordi" con polaroid da trascinare su fondo kraft
"Tira fuori i ricordi": polaroid da trascinare e lanciare. La sezione che mi è piaciuta meno.

Il mio feedback a Claude, un po' accorciato:

«La hero è semi interessante, ma mancano il chi sono, che problemi risolvo e le CTA. Evita quel cursore che si muove, togli le cose da AI slop tipo FOT. 01. Il rullino è troppo animato e invasivo...»

Lo slop dell'IA, in praticaOcchielli numerati (01, 02…), corsivi decorativi, cursori custom, marquee, segnaposto tipo [città.it], animazioni ovunque. Sono gli indizi di un sito generato senza una direzione: impara a riconoscerli e chiedi di toglierli per nome.

Secondo risultato: più sito, ancora poco carattere

Il secondo giro aveva finalmente la forma di un sito: una hero che dice cosa fa il fotografo, le call to action per farsi contattare, sezioni con più senso di esistere. Mi piaceva molto "Il provino": i lavori selezionati presentati come un foglio di provini, con i fotogrammi buoni cerchiati in rosso. Dinamico senza essere invadente.

Secondo risultato: hero chiara con titolo "Foto e video che sembrano ricordi", foto del fotografo e polaroid
La seconda hero: finalmente si capisce chi è e cosa fa, ma è ancora la struttura di una landing qualsiasi.
Sezione "Il provino": strisce di pellicola con i fotogrammi migliori cerchiati in rosso
"Il provino": l'idea migliore del secondo giro, e quella arrivata fino alla versione finale.

Però era ancora il classico sito, solo vestito vintage. Allora ho deciso che dovevo fare altre iterazioni.

Le iterazioni: un prompt alla volta

Per un video avrei potuto accontentarmi. Invece ho continuato, anche in pausa pranzo, a dare feedback come farei con un collaboratore: guardo il sito, scrivo cosa non va, Claude corregge, riguardo. Alcune delle cose che ho chiesto di cambiare:

  • Via i corsivi: tutti quegli italic decorativi non servivano. Al loro posto è arrivato un font molto bold, che ho deciso di tenere.
  • Leggibilità: "William, fotografo e videomaker" sopra la foto della hero non si leggeva.
  • Le buste dei servizi: testi più semplici, tutte allo stesso livello, niente inclinazioni. E "Richiedi questa busta" non funzionava come CTA.
  • Contrasto: "OK stampa" in blu e il cerchio rosso, entrambi sul nero, non si vedevano.
  • Chip storte: nella sezione chi sono sembravano elementi cliccabili. Meglio recuperare gli stilemi dell'epoca.
  • Le recensioni: una sola non basta, e l'album era troppo scheumorfico, con ombre e un finto 3D che non c'era da nessun'altra parte.
  • Il finale: "Hai una storia da raccontare", con la carta da lettera e il numero 001, era too much slop. Meglio un pre-footer da sito standard, con un'immagine di sfondo.
Dai feedback da art director"Non mi piace" non serve a niente. Funziona dire cosa togliere, perché e in quale sezione, e indicare cosa tenere. Più il feedback è preciso, più l'IA smette di reinventare tutto a ogni giro.

La home finale

Dopo cinque o sei giri la home ha trovato il suo carattere: hero a tutto schermo con la foto, il titolo bold e due CTA chiare; i servizi come buste di sviluppo fotografico (foto, video, pellicola); il provino; un video che si ingrandisce allo scroll con l'effetto VHS; le recensioni come polaroid; un pre-footer caldo con email e WhatsApp.

Home finale: hero con foto al tramonto di un'auto d'epoca, titolo "Foto e video che sembrano ricordi" e due call to action
La hero finale: una bella foto, il titolo che si legge, "Chiedi un preventivo" e "Guarda i lavori". In fondo, la fascia dei clienti.
Sezione "Cosa ti serve?" con tre buste di sviluppo: Foto, Video, Pellicola
"Cosa ti serve?": i servizi come buste del laboratorio fotografico. L'azzurro della moodboard torna qui.
Sezione recensioni su fondo scuro con quattro polaroid e le recensioni scritte a mano sotto
Le recensioni come polaroid con la didascalia scritta a mano: più recensioni, niente finto 3D.

È ancora un po' troppo densa: manca per esempio un modulo di testo semplice, perché non tutto deve stare dentro una grafica particolare. Ma il mood c'è.

La pagina lavori e il caso studio

Per un fotografo la pagina più importante è quella dei lavori. Al primo colpo, "one shot", l'IA me l'ha fatta slop, e stavolta il problema era l'opposto: troppo semplice, scollegata dallo stile della home.

«Il titolo della pagina lavori è molto standard, Segui lo stile della moodboard col rullino e immagine grand estile hero homepage. A questo punto farei delle polaroid, va bene il cerchio all'hover. Il reticolato sul bianco da eiminare lnon coerente al design. Per "Hai un progetto in mente" abbiamo già il nostro pre-footer: riutilizza quello. E nel progetto toglierei quella targhetta con lo shadow: è l'unico elemento che usa l'ombra non è coerente col design.»

Dopo un paio di giri Claude ha cominciato a tenere in memoria l'estetica: la pagina lavori ha una pellicola sotto il titolo e una griglia di polaroid; cliccandone una si apre il caso studio con la richiesta, l'idea e il risultato. Bello l'hover con il cerchietto rosso che richiama il provino della home; inutile, come al solito, lo scale up che l'IA aggiunge di suo.

Pagina lavori: titolo LAVORI bold su fondo scuro e una striscia di pellicola con i progetti
La pagina lavori: titolo bold, pellicola, poi la griglia di polaroid.
Caso studio: foto di un bistrot con filtro caldo, etichetta "Caso studio · Foto per brand" e titolo segnaposto
Il caso studio. I testi tra parentesi quadre sono segnaposto: il copy, giustamente, l'IA non può inventarlo.

Il design system

L'ultima pagina era quella che mi interessava di più. Il prompt è stato semplice:

«Fammi una pagina di show off dei componenti, delle regole, del design system, caratteri, colori...» il prompt continua con le struzioni del design system e poi l’ho concluso con «Link raggiungile solo dal footer».

Il risultato ha il concept ("il laboratorio fotografico anni '80"), i colori con i loro nomi (carta, inchiostro, terracotta, cielo, kraft), la scala tipografica, spazi e griglia, i componenti con le regole d'uso, cosa fare e cosa non fare con le immagini, e l'elenco delle pagine.

Pagina design system: sezione Concept con i quattro principi del template
Il concept e i principi: stampa e non schermo, carta piatta, poco movimento, sempre una via d'uscita verso i contatti.
Palette del design system: carta, crema, bianco stampa, inchiostro, seppia, terracotta, cielo e kraft
La palette, con il ruolo di ogni colore. La terracotta è l'unico colore d'azione.
Componenti del design system: righe, data arancione, etichetta Dymo, matita rossa, pellicola
I piccoli componenti grafici, ognuno con la sua regola: la data arancione come sulle foto stampate, la matita rossa per scegliere e scartare.

Questa pagina potresti darla direttamente a un agente AI per costruire il sito vero, o consegnarla a uno sviluppatore. Va affinata: non è un design system reale ed è pieno di testi superflui anche lui e pochi vincoli, ma per il tempo impiegato è un gran risultato. Visto che è già tutto in HTML, il passaggio a Next.js con Sanity o a WordPress con ACF è forse ancora più semplice.

Cosa ha fatto l'IA e cosa ho fatto io

Dove ha accelerato l'IA e dove è servito il giudizio umano.
FaseCosa ha fatto l'IACosa ho dovuto fare io
BriefScritto con ChatGPTDecidere il cliente e il mood
MoodboardTre moodboard in pochi minutiScegliere cosa tenere: pellicola, polaroid, azzurro
Design systemPrima bozza con Claude DesignRiconoscere le idee buone dentro lo slop
CodiceTutto l'HTML, il CSS, gli shaderLimitare le dipendenze, controllare il risultato
IterazioniCorreggere a ogni promptFare l'art director: cosa togliere e perché
Copy e UXSolo segnapostoNiente: è la parte che manca

Allora l'IA può stare nel flusso di design?

Secondo me sì, ma non così com'è. Questo è stato un esercizio di stile: niente analisi UX, nessuna intervista al cliente, nessuna alberatura prima di partire, nessun lavoro sul copy o su dove posizionare gli elementi per il marketing.

In un progetto vero lo integrerei così:

  • un'intervista al cliente e uno studio serio del target e di cosa deve esprimere il sito, soprattutto nel copy;
  • un passaggio manuale su Figma, con moodboard dell'IA mescolate a reference reali;
  • l'IA per accelerare mockup, componenti e template, con il web designer che decide cosa resta.
Il web design non è mortoL'IA accorcia tantissimo la strada tra un'idea e un prototipo. Ma ogni passo avanti di questo template è arrivato da un giudizio umano: cosa è slop, cosa si legge, cosa serve al cliente. E la parte che fa funzionare un sito (capire chi è il cliente, cosa deve dire, a chi) resta lavoro nostro.

In conclusione

Mi è piaciuto sperimentare così, ed è utile anche per il mio lavoro. Per questo vorrei farne una serie, e la strada la scegliete voi:

  • un template a video, con tutto l'HTML su GitHub;
  • oppure mi scrivete una user persona nei commenti e provo a costruire il suo sito con lo stesso metodo.

Se conoscete strade migliori per arrivare allo stesso risultato, ditemelo: le percorro volentieri. E se volete un articolo con i componenti HTML di questo template da riusare, fatemelo sapere.

Lascia un commento sotto al video, seguimi su Instagram oppure scrivimi dal sito se vuoi un sito fatto con questo metodo, ma con il lavoro umano che manca.

FAQ

Domande frequenti

Il web design è davvero morto per colpa dell'IA?

No. L'IA velocizza moodboard, mockup e codice, ma analisi UX, intervista al cliente, alberatura e copy restano lavoro del web designer. E serve qualcuno che sappia riconoscere lo slop.

Quali strumenti AI ho usato?

ChatGPT (versione gratuita) per brief e moodboard, Claude Design per il primo design system e Claude Code per il template HTML con GSAP, Lenis, Three.js e Vite.

Si può fare un sito con un solo prompt?

Si ottiene qualcosa, ma è generico. Il carattere è arrivato solo dopo cinque o sei giri di feedback precisi, sezione per sezione.

Cosa vuol dire "AI slop" in un sito?

Gli elementi tipici dei siti generati senza direzione: occhielli numerati, corsivi decorativi, cursori custom, marquee, animazioni ovunque, ombre e finto 3D messi a caso.

Il template è disponibile?

Non ancora. Se vi interessa, scrivetelo nei commenti del video: potrei pubblicare l'HTML su GitHub con un articolo dedicato.

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